domenica 9 settembre 2007

L'incubo di Darwin



Triste, triste e triste. E' così la vita di tutti i giorni? Triste? Non so, la nostra sicuramente no, mi vien da dire, perchè ogni piccola fonte di tristezza viene rifiutata e soffocata, passata in sordina. In fin dei conti cosa facciamo ogni giorno? Cerchiamo di divertirci. Oh, raga cosa facciamo il prossimo weekend?

Vedere questo documentario invece non produce divertimento, non aiuta a passare il tempo. Serve a poco.
Ne consiglio la visione, perchè anche se mette tristezza può essere chiarificatore, del fatto che viviamo in un pianeta senza speranza dove la specie più forte e che ha accesso alle risorse riesce a sopravvivere, sia essa ittica o simile a quella dei primati, mentre chi non ha accesso ci appizza.
Il documentarista di origine tirolese Hubert Sauper si è inoltrato ai confini di un uno scenario terribile, la zona aeroportuale di Mwanza in Tanzania per realizzare un documentrtio sconvolgente.
Tutto ha inizio negli anni Sessanta con un esperimento scientifico:
nel Lago Vittoria vengono introdotti artificialmente dall’uomo alcuni esemplari di pesce persico del Nilo, predatore molto aggressivo, che nel giro di poco tempo distrugge l’intera fauna ittica prima presente nel lago. Risultato: i pesci persici si pappano tutti gli altri pesci raggiungendo delle dimensioni abnormi, e non avendo più a disposizione cibo per sfamarsi diventano cannibali, cominciando così a mangiarsi tra di loro pur di sopravvivere.
Un lago morto pieno di pesci assassini che vengono pescati, sfilettati e impacchettati per essere spediti sul mercato europeo e mondiale. Enormi cargo ex sovietici atterrano ogni giorno nella zona per caricare il pescato quotidiano e scaricare altre merci ben più preziose, le armi, dirette in altre zone dell'Africa e prevalentemente al sud.
Ma la forza del documentario va oltre la denuncia noglobalista delle ingiustizie mondiali e pone un ben più inquietante
parallelismo fra il mondo umano e il mondo animale, soggiogati entrambi dalla stessa dura regola: la sopravvivenza.
“Solo il più forte sopravvive”, dichiara un tanzaniano, e si riferisce soprattutto alla necessità di portare a casa il necessario per sfamare la propria famiglia. Se un capo famiglia durante la pesca, è sbranato dai coccodrilli o muore per l’Aids, diffuso in gran parte della popolazione, l’unica soluzione per sottrarsi a una fine certa, è che le donne si prostituiscano con i pescatori e i piloti provenienti dal vecchio continente.

Giusto? Sbagliato? Triste...

Bruno


1 commento:

Anonimo ha detto...

siamo animali, diversamente animali ma sempre animali...
oh, ma come si fa a mettere cose, scrivere storie ecc...in sto bloggo??