lunedì 20 agosto 2007

Cose che succedono...vicino a noi...

«I proiettili sarebbero un messaggio per i tre fratelli»
«Il delitto? Una vendetta per punire il boss»
L'ipotesi sull'omicidio al parco delle Groane. «Il padre aveva collaborato con la procura per l'assassinio di Spadino»

Prima di sparargli alla testa l'hanno ammanettato abbracciato a un albero del parco delle Groane. A dirlo ci sono i segni violacei impressi dalle manette sui polsi della vittima, e inoltre i pezzi di corteccia conficcati nelle pelle degli avambracci lasciati scoperti dalla maglietta rossa raccontano dell'ultimo istante di vita di Francesco Carvelli da Quarto Oggiaro, figlio di Angelo, il boss della ndrangheta: il colpo alla testa a bruciapelo, una vera esecuzione, e il corpo contratto che scivola fino a terra, lungo il tronco dell'albero intriso di sangue, per poi ricadere molle sull'erba quando i killer recuperano le manette e se ne vanno stretti nelle loro false pettorine da poliziotti, facendosi largo per strada grazie al lampeggiante blu rubato alle vere forze dell'ordine e piazzato sul tetto della loro Lancia. È morto così il nipote del «padrino» Mario Carvelli, arrestato e scarcerato pochi giorni fa per il traffico di droga a Quarto Oggiaro, terra di conquista e d'affari della 'ndrangheta. Il giovanotto è morto dopo essere caduto in un agguato tessuto alla maniera della mafia calabrese, e ogni ora che passa alcuni particolari si vanno chiarendo.
All'appuntamento con gli assassini, Francesco Carvelli c'è andato dopo le 21 in sella al motorino. Forse chi l'ha giustiziato gli ha dato un appuntamento o, meglio, glielo ha fatto dare da qualche complice che l'ha chiamato al telefonino (sparito, come i suoi documenti). E lui, Francesco, il rampollo di una famiglia accostata allo spaccio della cocaina nell'Hinterland milanese, ha abboccato. Ha lasciato di corsa gli amici del bar di Rho e si è diretto verso Novate. L'appuntamento era fissato davanti al centro commerciale «Metropoli», in via Amoretti, ed è proprio lì che due commesse hanno visto tre poliziotti (finti) arrestare Francesco Carvelli, metterlo in macchina e ripartire sgommando nel buio con il lampeggiante acceso. L'ultimo viaggio del giovane di Quarto Oggiaro è durato poco più di niente, da Novate a Garbagnate, al parco delle Groane. Un colpo in testa, tutto finito. Ed è proprio nel parco che la 'ndrangheta ha sempre usato come cimitero che potrebbe arrivare la soluzione, o quantomeno il possibile movente, del feroce delitto di mafia.
Angelo, il giovane padre di Francesco, nei guai per l'operazione «Storia infinita», che smantellò una banda di calabresi in procinto di colpire un magistrato della procura milanese, e di nuovo arrestato durante l'inchiesta «Terra bruciata », che azzerò i vertici di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga, nel dicembre scorso ha permesso ai carabinieri del Ros di Milano di ritrovare a quindici anni dal delitto i poveri resti di una vittima della 'ndrangheta, Vincenzo Morelli detto «Spadino». Sparito da casa la sera del 26 aprile del 1991, Morelli era stato sepolto proprio nel parco delle Groane, dove l'altra notte è stato giustiziato Francesco Carvelli. Una vendetta contro la collaborazione data ai carabinieri da Angelo, il padre dell'ultima vittima? O una semplice coincidenza? Ieri mattina, in procura, nell'ufficio del magistrato della Distrettuale antimafia, Marcello Musso, i carabinieri di Rho e Monza e gli uomini della squadra mobile di Milano hanno discusso anche di questo.
«Spadino» se lo ricordano bene tutti quanti, gli uomini in divisa. Per metterlo nella tomba, al parco delle Groane, i calabresi l'avevano «accorciato » un po'. La decisione di eliminarlo arrivò da chi, allora, gestiva il traffico di cocaina ed eroina alla Comasina (Salvatore Batti e Francesco Coco Trovato) e quelli di Quarto Oggiaro, agli ordini del rappresentate di Cosa nostra, Biagio Crisafulli. Morelli cadde vittima della guerra tra clan dopo l'uccisione di Salvatore Batti, a Somma Vesuviana, nel Napoletano. «Spadino» rivendicava il suo pezzo di territorio, voleva spacciare per conto suo, ma così facendo pestò i piedi a Biagio Crisafulli e finì ben presto sotto terra. È stato il padre di Francesco, Angelo Carvelli, a fare ritrovare il suo corpo mutilato. Al macabro recupero i carabinieri erano andati vicini più volte grazie alla collaborazione di Vincenzo Scandale, ma senza Angelo Carvelli le ossa di «Spadino» sarebbero ancora sotto terra.
Ha davvero pagato per questo, il giovane Francesco? L'ipotesi della vendetta potrebbe essere una buona pista, ma non è certo l'unico filo nelle mani degli inquirenti, che guardano anche alla guerra in atto in questi giorni per il controllo dello spaccio della cocaina a Quarto Oggiaro, oggi un quartiere muto, spettrale. Non è escluso che la morte di Francesco sia il prezzo pagato dai Carvelli per avere osato sfidare l'organizzazione, e dunque i tre proiettili inesplosi, fatti ritrovare accanto al suo cadavere, altro non sarebbero che un messaggio di morte per i tre fratelli Carvelli. Di concreto, per ora, nelle mani dei carabinieri ci sono un tabulato telefonico da studiare, quello di Francesco, e le testimonianze delle commesse che hanno visto i finti poliziotti ammanettare il giovane e portarselo via. Impossibile tracciare il loro identikit, ma sull'auto, forse, qualcosa si può fare.
Biagio Marsiglia


Vivimilano -- 07 agosto 2007

1 commento:

Anonimo ha detto...

ma come si fa a lasciare un post in questo blog?

lu