mercoledì 25 luglio 2007

INDYMEDIA STA TORNANDO...



Indymedia Italia chiude per ricominciare. So che per mesi l'ansia vi ha assalito, ogni volta a navigare per ore tra blog e siti alla ricerca della notizia che non si sente al telegiornale, non si legge sui quotidiani e che mai sentirete alla radio.. Ma ora si ritorna, come quando bastava cliccare su italy.indymedia.org per avere un informazione più indypendente e alternativa, con fonti poco tradizionali ma veramente uniche .. E poi la struttura complessiva del sistema indymedia una rete di redazioni locali diramate su tutto il globo.. Da Novembre 2006 aveva chiuso i battenti per problemi tecnici e di organizzazione, così diceva il sito.. Per problemi di divisioni interne o repressioni poliziesche e simili, dicevano invece le solite voci maliziose.. Ora se andate sul vecchio indirizzo italy.indymedia.org ci sono le pagine dei vari Imc locali con i siti di test, le discussioni, e i forum che sembrano promettere bene. Anche in Lombardia c'è un sito test su indy-lo.ortiche.net
con alcune chicche come questa:

6 commenti:

Brucaliffo ha detto...

Indumedia (o meglio alcuni server di alcune redazioni di indymedia, 21 su 140) sono stati chiusi da organi di polizia di vari paesi (tra cui l'FBI), per un certo periodo: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/10_Ottobre/09/indymedia.shtml
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_web_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=121904&IDCategoria=68

Non sono mai stato un fan di indymedia, che in definitiva finisce con il fare concorrenza con altri networks ben più ideologizzati o "canonici", come la BBC, perdendo alla lunga il confornto, dopo il numero folle di accessi verificatesi all'apertura nel 99 in concomitanza con il movimento di Seattle.
A mio (molto modesto)parere la politica di non controllo totale del media auspicato dai fondatori di indymedia ha effetti perversi e deleteri sulla qualità e sulla veridicità stessa della notizia. Se cerco una notizia, prima la cerco altrove e al massimo poi vado a verificare cosa dice indymedia, per fare un raffronto.
A questo rigurado ho trovaro una lettura interessante su Indymedia, fornita da un giornalista accreditato che ha lavorato spesso con indymedia. Vi cito un breve brano e vi indico il link per l'articolo più esteso:
http://lists.indymedia.org/pipermail/www-it/2005-September/0927-ib.html

Ecco un brano:

Durante l’anniversario dell’invasione all’Iraq all’inizio di quest’anno, ero in Messico, cercando di ottenere informazioni sulla protesta contro la guerra nei paesi vicini agli Stati Uniti. Ho guardato nei siti web delle città dove sapevo che ci fossero attività, ma non ho trovato nulla. Alla fine, ho trovato quello che stavo cercando sulla BBC. L’esperienza sfortunatamente, non è così rara. Ogni volta che cerco e trovo notizie tra le sciocchezze di Indymedia, mi domando la stessa cosa: Cosa è successo quando durante i nostri tentativi di non odiare i media ma di essere i
media siamo finiti a odiarci come media?
So di non essere il solo a provare questo senso di frustrazione per IMC. “Non ho guardato a Indymedia per più di un anno”, commentò il giornalista di una rivista radicale a diffusione nazionale. “Indymedia? È completamente irrilevante” mi confessò un regista di documentari di talento. “Lascio che IMC utilizzi le mie foto ma non lo leggo nemmeno”, esclama un
fotogiornalista freelance. Sempre più giornalisti indipendenti (persino quelli che occasionalmente pubblicano su IMC o ci sono affiliati) non si prendono nemmeno il disturbo di cercare le notizie su Indymedia. E a piene ragioni: la copertura di notizie di Indymedia è spesso copiata di sana pianta dai siti di aziende di media, con commenti occasionali della
redazione. Alcuni IMC relegano questo tipo di cronache in una sezione specifica e da qui si può andare a discussioni informative e critiche. Ma molti sembrano affidarsi a ciò per riempire le colonne del newswire. Questo
non è certo fare informazione, si tratta di un bieco copia e
incolla affidandosi sui cosiddetti esperti e professionisti per fare ciò che dovresti fare tu ma che sei troppo pigro o impegnato per fare. I pochi articoli originali sono spesso pieni di affermazioni senza sostanza, voci, fonti anonime di dubbia origine, errori di scrittura e/o plagi. Capita di rado che vi sia qualche riga redatta e non intendo dal collettivo che
dirige il sito. Gli stessi utenti non redigono il loro lavoro, ma
pubblicano 18 foto sfocate e pressoché identiche tra loro o pezzi con opinioni dalle dimensione di una tesi piene di errori e imprecisioni di cui non è nemmeno stato fatto un controllo dell’ortografia. Il riscontro dei
fatti narrati è una pratica in via d’estinzione su Indymedia e opinioni a favore del controllo dei fatti si scontrano subito con le grida alla “Censura!” A peggiorare le cose, gli articoli di Indymedia sono postati normalmente in forma anonima (e quindi non affidabili), senza la possibilità che ci sia un feedback al di là dell’infiammata baruffa della sezione commenti. Se lo scopo di Indymedia è, come d’altronde afferma la
dichiarazione di missione, “la creazione di rendiconti della realtà radicali, accurati e appassionati”, siamo evidentemente lontani dall’obiettivo.
E se abbiamo così poco rispetto o riguardo per il nostro pubblico, cosa diavolo ci facciamo in un media che si basa interamente sulla comunicazione?
Fare informazione è un po’ come gettare dei semi, nel senso che
non sappiamo mai dove il nostro lavoro finisca se germinerà, metterà radici e si diffonderà; se sopravviverà al fuoco o alla siccità; se gli altri lo noteranno e lo promulgheranno. Dobbiamo gettare i semi più forti e robusti che abbiamo, in maniera da permettere all’informazione accumulata di avere più possibilità di sopravvivenza.
[...]però negli ultimi 13 mesi l’IMC di Portland ha ospitato almeno 7 articoli di o in favore del leader antisemita Lyndon LaRouche, il più recente dell’aprile di quest’anno. Tutto ciò insieme alle frequenti teorie
di complotti sul 9/11, insieme alle odi nostalgiche a Kurt Cobain o a
eccentriche prese in giro alla serie di libri Left Behind dei
fondamentalisti Rapturist, minacciano pericolosamente l’utilità del sito di Portland.

Brucaliffo ha detto...

Correzione Link citati:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/
2004/10_Ottobre/09/indymedia.shtml

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/
GdM_web_NOTIZIA_01.asp?
IDNotizia=121904&IDCategoria=68

http://lists.indymedia.org/pipermail/www-it/
2005-September/0927-ib.html

Anonimo ha detto...

esempio concreto.. la notizia dello sgombero di via volturno - che io ho pubblicato sul mio blog - è in sostanza l'articolo del corriere.. a quel punto vai sul sito del corriere..

saluti

Anonimo ha detto...

E' vero che Spesso le fonti degli articoli di Indymedia erano i quotidiani nazionali, corriere, repubblica, però penso sia utile pubblicare notizie a cui nel sito del corriere viene data poca visibilità in sezioni di cronaca locale o simili.. Non sarà il caso di detroit,degli usa o della bbc dove l'informazione è professionale ma anche libera. Siamo in italia non dimenticate i nostri media..Comunque si trovavano contributi scritti, tralasciando i commenti anonimi, video e audio magari artigianali e non professionali ma molto originali. Piccolo esempio: manifestazione no-tav dicembre 2005 a cui ho partecipato . i telegiornali, i quotidiani tranne qualche piccola eccezione (non per i tg)) riportavano una cronaca dei fatti falsata e pregiudiziosa. E' stata la prima volta che ho constatato di persona quanto sia manipolabile la cronaca..Su indymedia ho trovato sia commenti e punti di vista che non mi aiutavano a capire cos'era successo, non informativi, sia ottimi video autoprodotti che riprendevano i momenti della giornata con una cronaca pulita e sincera. nOn dimenticate il contributo di INdymedia Italia al g8 di genova, sia durante le giornate che nei mesi successivi. Raccolta e rielaborazione di informazioni, foto, video, testimonianze che creano un quadro completo ed esaustivo, unico nel panorama dei media nazionali. LA crezione del supporto legale, portale di raccolta di informazioni e finanziamento di avvocati, ha avuto un prezioso contributo da parte di media attivisti di indymedia.
Era la raccolta di testimonianze e non lo scambio di idee la forza di indymedia..
..Mirko..

Anonimo ha detto...

Qualcosa come indymedia ci vuole, probabilmente ci sarebbero state altre forme, che comunque proliferano, anche individualmente (vedi il blog di luca e altri simili). La rete lo permette e lo sta già facendo. Forse è più come un punto di raccolta che come punto di informazione.

Putroppo in questo discorso mi vedo cadere su un tasto solito e dolente, che riguarda in generale il mondo del non-profit. Ovvero senza stipendio ( o con stipendio non concorrenziale se si parla di professionisti) le persone non riescono a dedicare il massimo impegno in un progetto, anche se questo fosse veramente meritorio.
Provo a fare un esempio: se il presidente di brucaliffo prendesse 1000 euro al mese, quanti cercherebbero di avere quella posizione, e si impegnerebbero a fare meglio dei propri concorrenti per ottenere quei soldi?? Probabilmente avremmo una sede, uno statuto già a posto e ci sarebbero persone che cercherebbero di fare il meglio possibile per essere loro a prendere i 1000 euro.
Credo che più o meno lo stesso potrebbe essere per indymedia e altre realtà simili.

Bruno

Anonimo ha detto...

PROPOSTA BLOG
si potrebbe fare una sezione del blog sui nostri viaggi estivi.. ognuno trova il tempo per fermarsi in un internet point, ad esempio ne lcaldo infernale de lmarocco dove noi non andremo(sigh) e scambiarsi impression, info e quant'altro gli frega.. poi potremmo organizzare il tutto in una specie di archivio lonely planet brucaliffo per i futuri viaggi!!